Forse non sapete che Roma ospita una serie di dipinti tra i più belli di questo grandissimo pittore; l’itinerario che potrete seguire su questa MAPPA vi porterà a scoprire i 10 diversi siti dove potrete ammirare tutte le 22 opere di Caravaggio a Roma!

Ma prima di partire con la caccia al tesoro desidero raccontarvi in sintesi che personaggio è stato, perché questo vi aiuterà a capire ed interpretare i capolavori che vedrete.

L’avventurosa vita di Caravaggio

Il pittore si chiamava in realtà Michelangelo Merisi, ma venne soprannominato “Caravaggio” perché suo padre, un architetto, era nato nel piccolo paese della Lombardia chiamato appunto Caravaggio (se volete vedere dove si trova guardate QUI).

Nato a Milano nel 1571, perse gran parte della sua famiglia a causa della peste quando aveva 6 anni. Ma già a 13 anni cominciò a studiare pittura nella bottega di un allievo del famosissimo pittore veneto Tiziano.

A 21 anni Caravaggio si trasferì prima a Venezia e quindi a Roma, governata dal Papa e considerata la capitale dell’arte, dove lavorò nelle botteghe di vari pittori producendo opere apprezzate ed acquistate dalla migliore nobiltà romana e dal Clero.

Alcune fonti riportano che il reale motivo del trasferimento da Milano fosse un’accusa di omicidio: Il suo carattere era infatti estremamente ribelle, rissoso ed anticonvenzionale: frequentava osterie e prostitute, beveva, giocava d’azzardo, era un ribelle.

Nel 1605 a causa di varie denunce Caravaggio fu portato in Tribunale, dove ferì un funzionario; riuscì tuttavia a fuggire a Genova per poi tornare a Roma, dove nel 1606 durante un litigio per motivi di gioco uccise un uomo e fu condannato a morte. Dovette nuovamente scappare, prima a Napoli e poi a Malta dove iniziò a dipingere per l’Ordine dei Cavalieri di San Giovanni.

Quando i Cavalieri vennero a sapere i precedenti penali del Caravaggio tentarono di processarlo, ma lui ferendone uno in una rissa riuscì di nuovo a fuggire rifugiandosi in Sicilia e poi a Napoli, dove nel 1609 venne gravemente ferito e sfigurato da sicari pagati dai Cavalieri di Malta che continuavano a cercarlo.

I suoi protettori romani nel frattempo gli avevano promesso di fargli ottenere dal Papa la grazia dalla condanna a morte in cambio di tre tele; Caravaggio ancora debole, malato e febbricitante si imbarcò quindi per Roma con le tele. Fu sbarcato a 40 Km dalla città ma le tele restarono sull’imbarcazione che proseguì per Porto Ercole, in Toscana.

Non potendo farne a meno per poter rientrare a Roma da uomo libero, al fine di recuperare le tele Caravaggio dovette imbarcarsi nuovamente per Porto Ercole, dove stremato dalla setticemia morì senza averle trovate il 18 luglio 1610, a soli 38 anni.

Caravaggio non seppe mai che il Papa nel frattempo gli aveva già concesso la grazia.

Influenze della vita sulle opere di Caravaggio

L’assenza di un’educazione familiare, l’assidua frequentazione delle bettole e dei loro loschi frequentatori; le relazioni sentimentali con prostitute e ragazzi; le notti trascorse ubriaco nei bassifondi delle innumerevoli città visitate; l’indole rissosa e violenta; le continue fughe e la sua paura della morte: tutto questo si fonde al suo incredibile talento artistico. La fusione dà vita ad opere di un eccezionale, unico e drammatico realismo.

I modelli ritratti sono presi dalla strada, i loro volti non sono belli o idealizzati, ma tipici dell’ambiente che Caravaggio frequentava; le loro espressioni non hanno nulla del misticismo religioso tipico dell’iconografia classica; i loro corpi sono veri, imperfetti, di carne ed ossa.

Ma la caratteristica maggiormente innovativa introdotta da Caravaggio è la luce: forte, radente e calda, genera contrasti mai visti prima, mette in risalto solo i particolari prescelti che escono dal buio dello sfondo con i loro colori quasi fossero tridimensionali. Per l’originalità che introdusse nell’impiego della luce, sono convinta che Caravaggio possa essere definito il primo Direttore della Fotografia della storia.

Spero che la caccia a questi autentici tesori vi appassioni come ha appassionato me!

Tutti i Caravaggio a Roma

(fortemente consigliato l’acquisto dei biglietti in prevendita online QUI)
Visita imperdibile in assoluto, questo fantastico palazzo-museo possiede ben sei delle opere di Caravaggio a Roma, nessun altro museo al mondo ne ha tante, e queste ben rappresentano ogni periodo della vita travagliata dell’artista:

a. Giovane con Canestro di Frutta (Roma 1593–1594)Caravaggio a Roma
Bellissima opera giovanile, che mostra fin da subito le caratteristiche espressive del pittore: la luce proviene dal lato sinistro in alto, creando grande contrasto ed illuminando la spalla nuda del ragazzo ed il meraviglioso cesto di frutta. Tutto è reale e tridimensionale; particolarmente innovativa anche l’ombra che si crea sulla spoglia parete di fondo.

b. Bacchino Malato (Roma 1593–1594)
Il colore della pelle del giovane Bacco è particolarmente pallido, il che gli valse la definizione “malato”. Il dipinto è l’autoritratto dello stesso Caravaggio, che si ritrasse così emaciato e con le labbra livide come ex-voto di ringraziamento dopo essere scampato alla morte per il calcio di un cavallo. Quest’opera, con la precedente, fu sequestrata a Caravaggio per motivi fiscali e consegnata al Cardinale Scipione Borghese, nipote di Papa Paolo V ed avido collezionista d’arte.

c. Madonna dei Palafrenieri o Madonna della Serpe (Napoli 1605–1606)
Commissionata a Caravaggio dai Palafrenieri papali per il loro altare nella basilica di San Pietro, ma poi rifiutata perché Gesù era completamente nudo e troppo cresciuto, la Madonna era rappresentata con il volto e le fattezze di Lena, una nota prostituta romana amica del pittore, e Sant’Anna, nonna di Gesù e patrona dei Palafrenieri, era una vecchia rugosa e infagottata. La tela fu in seguito acquistata dal Cardinale Scipione Borghese.

d. San Girolamo Scrivente (1605-1606)
Dipinto da Caravaggio a Roma per il cardinale Scipione Borghese come ringraziamento per l’aiuto in alcuni guai giudiziari. San Girolamo è ritratto mentre traduce e scrive in latino l’Antico Testamento ed i Vangeli, che prima erano conosciuti rispettivamente solo in ebraico ed in greco. Notate come la testa calva del Santo bilanci perfettamente il teschio sul tavolo, e come i colori caldi sul lato destro del dipinto contrastino con il quasi bianco e nero del sinistro.

e. Davide con la testa di Golia (Napoli 1609–1610)
Realizzato ed inviato al Cardinale Scipione Borghese per ottenerne il supporto alla richiesta di grazia inviata al Papa. Il giovane Davide prova pietà verso il peccatore ucciso, mentre il decapitato Golia ha il volto di Caravaggio, vecchio e disperato; sulla spada del giovane Davide è incisa la sigla “H-AS OS” che in latino stanno per “l’umiltà ha ucciso la superbia”. In pratica rappresenta il proprio pentimento e richiesta di perdono.

f. San Giovanni Battista (Napoli 1609-1610)
Nonostante San Giovanni sia in meditazione nel deserto, deperito per gli stenti, Caravaggio come al solito non lo idealizza: dipinge un vero ragazzo del popolo, apatico e sognatore.
Alcuni pensano che la pecora simboleggi lo stesso Caravaggio quale “pecorella smarrita” che pentita mangia la vite (nel Vangelo la vite rappresenta Gesù, cioè l’eucarestia); la mano del Santo impugna la canna come una penna, ad indicare che la mano sinistra (quella “negativa”) che ha firmato la sua condanna a morte può adesso firmare la grazia perché guidata dalla mano destra (simbolo positivo). Caravaggio dipinse infatti quest’opera per il Papa poco prima di tentare il ritorno a Roma sperando nella grazia richiesta tramite il Cardinale Borghese, che all’epoca era Ministro della Giustizia. È uno dei tre dipinti perduti durante l’ultimo viaggio verso Roma dove non Caravaggio arriverà mai.

Caravaggio a Romaa

(visita in gruppi di 15 persone guidati in inglese dalla Principessa proprietaria, prenotare con molto anticipo scrivendo alla sua assistente tatiana@principedipiombino.com per aggregarsi a gruppi già formati). Altre informazioni QUI.

Qui, nella volta del laboratorio alchemico del Cardinale Del Monte, nel 1597 Caravaggio realizzò la sua unica pittura murale ad olio “Giove, Nettuno e Plutone”, che rappresentano gli elementi Aria, Acqua e Terra. Usando uno specchio, Caravaggio rappresentò le tre divinità usando sé stesso come modello; per dipingere il cane a tre teste Cerbero, invece, prese a modello il proprio cane Cornacchia.

La visita della villa è estremamente interessante, ve la consiglio anche se è complicato prenotarla con anticipo.

(biglietti in loco senza problemi, consigliato biglietto cumulativo con Galleria Corsini). Informazioni QUI.
Nel magnifico palazzo romano, oltre a molte imperdibili opere – alcune di stile Caravaggesco a lui ispirate, troveremo tre tele autentiche di Caravaggio:

a. Decapitazione di Oloferne (1597)
Dipinta da Caravaggio a Roma per il banchiere Ottaviano Costa. Giuditta, simbolo di purezza e virtù, è rappresentata con le fattezze della sua amica prostituta Fillide Melandroni. Per farne risaltare la bellezza, l’eroina ebrea che uccidendo il generale salvò la propria città dall’invasore Assiro è accompagnata da una schiava vecchia e rugosa.

b. Narciso (Roma 1597-1599)Caravaggio a Roma
È un dipinto molto particolare: il mito greco racconta che il bellissimo ragazzo, che aveva rifiutato l’amore di molte avvenenti corteggiatrici facendole disperare (la Ninfa Eco si dissolse per il dolore e ne rimase solo la voce), mentre cacciava nel bosco vide la propria immagine in una fonte e se ne innamorò. Cercando di toccare e baciare il proprio riflesso cadde in acqua e morì; in quel posto nacque un fiore che venne da allora chiamato Narciso. L’opera è realizzata in verticale con due metà praticamente simmetriche, come una carta da gioco. Mentre Narciso è ritratto nell’atto appassionato di baciarsi, il volto del suo riflesso sembra già conoscere il proprio tragico destino.

c. San Francesco in Meditazione (circa 1606)
Venne dipinto vicino Roma, dove Caravaggio si era rifugiato per sfuggire alla condanna a morte presso la potentissima famiglia Colonna. Il Santo inginocchiato è rappresentato come simbolo dell’umiltà e della povertà, e medita sulla morte con un teschio in mano.

(biglietti in loco senza problemi, consigliato biglietto cumulativo con Palazzo Barberini). Informazioni QUI.

Anche questo meraviglioso palazzo cinquecentesco garantisce una visita spettacolare, grazie all’intera collezione del Principe Corsini.

Caravaggio a Roma - dettaglioTra le innumerevoli opere troviamo uno dei suoi (almeno) otto San Giovanni Battista; questo in particolare fu dipinto da Caravaggio a Roma probabilmente nel 1604. Giovanni, cugino di Gesù, è un giovane seminudo che medita in una posizione decisamente poco iconografica; la croce e la ciotola con cui battezzò suo cugino sono dei semplici dettagli lasciati quasi al buio, l’attenzione si concentra sull’umanità e sul realismo del personaggio.

(biglietti in loco senza problemi, audioguida inclusa). Informazioni QUI.

Antica abitazione di una delle più potenti famiglie romane, il palazzo è veramente splendido e pieno di opere straordinarie. Tra queste, di Caravaggio troviamo:

a. Riposo dalla fuga in Egitto (Roma 1597)Caravaggio a Roma
Un’opera ancora giovanile come dimostrano le figure ancora piuttosto classiche e dolci, ma che già mostra l’anticonformismo dell’artista, che divide la scena in due con un Angelo visto di spalle e – chissà perché – con ali nere da rondine.

b. Maddalena Penitente, anch’essa dipinta da Caravaggio a Roma nel 1597.
Anche qui le forme piuttosto classiche dell’ex-prostituta piangente, che pentita ha gettato per terra gioielli e profumo, sono poste in risalto dall’ambientazione minimalista, dalla posa originale e dalla lama di luce che irrompe nelle tenebre del peccato sulla parete di fondo completamente vuota.

(biglietti in loco, a volte con un po’ di fila se c’è una mostra temporanea, ma anche online o telefonicamente al +39 060608). Informazioni QUI.

È un’ala dei Musei Capitolini, che vi consiglio caldamente di visitare per intero insieme alla magnifica Piazza del Campidoglio Michelangiolesca e all’adiacente Basilica di Santa Maria in Ara Coeli.

Nel 2020 i Musei Capitolini ospitano una mostra proprio sui pittori Caravaggeschi, con oltre 50 dipinti seicenteschi ispirati allo stile ed alla tecnica di Caravaggio.

a. La Buona Ventura, che fu realizzata da Caravaggio a Roma per il cardinale Del Monte nel 1595, ritrae una scena di vita quotidiana: la giovane e bella zingara che facendo finta di leggere la mano del giovane di buona famiglia gli sfila dal dito l’anello senza che lui se ne accorga. Una seconda versione si trova al Louvre di Parigi.

Caravaggio a Romab. San Giovanni Battista (Roma 1602) fu dipinto per il nobile Ciriaco Mattei che lo commissionò in onore del suo primogenito Giovanni Battista. È uno dei molti San Giovanni adolescenti dipinti da Caravaggio; la sua posa è estremamente simile a quella di alcuni degli “ignudi” di Michelangelo nella Cappella Sistina, ma lo sguardo è malizioso e sorridente: il modello è il giovane Cecco, suo aiutante, amico e forse amante, che divenne a sua volta pittore.

(caldamente consigliato l’acquisto dei biglietti online per evitare lunghe file in alta stagione. Ogni ultima domenica del mese l’ingresso è gratuito, ma preparatevi a fare la fila!). Informazioni QUI.

Caravaggio a Roma - dettaglioLa Pinacoteca di questi maestosi musei conserva un’unica meravigliosa opera dipinta da Caravaggio a Roma tra il 1602 e il 1604, probabilmente la più drammatica: La Deposizione. Il pittore si distingue anche qui per originalità: non dipinge la classica deposizione dalla croce, ma il momento in cui Cristo morto viene appoggiato sulla pietra sotto la quale verrà interrato. Il peso e l’abbandono del suo corpo contrastano con la tensione dolorosa ed il movimento degli altri personaggi. Piccola curiosità: il discepolo Nicodemo, che sorregge le gambe di Cristo, ha il volto di Michelangelo, di cui Caravaggio era grande ammiratore.

(Ingresso libero, per gli orari vedere QUI, chi parla francese trova informazioni anche QUI. Portate delle monete perché l’illuminazione dei dipinti di Caravaggio è temporizzata e a pagamento).

È una bellissima chiesa barocca, un vero gioiello per arte ed atmosfera; è di proprietà della Francia, le messe vengono celebrate in francese ed è infatti frequentata dalla comunità francese di Roma. La maggior parte delle opere presenti celebra Santi e personaggi storici francesi, ma la chiesa ospita anche un affresco del Domenichino ed un dipinto di Guido Reni entrambi in onore di Santa Cecilia, e nella Cappella Contarelli, in fondo a sinistra, tre stupende opere eseguite tra il 1599 e il 1601 da Caravaggio in onore di San Matteo su commissione degli eredi del Cardinale Mathieu Cointrel (italianizzato in Matteo Contarelli e morto nel 1587):

a. Vocazione di San Matteo: la mia preferita tra le opere di Caravaggio a Roma. Ambientazione da osteria del suo tempo, metà superiore del dipinto disadorna, luce radente che proviene non dalla finestra ma dalle spalle di Cristo all’estrema destra ed illumina l’azione, tutta concentrata sulla metà inferiore. La luce è infatti simbolo della Grazia divina; Cristo è seminascosto da un apostolo, probabilmente Pietro, e come gli altri protagonisti ha sembianze ben lontane da quelle iconografiche classiche; insieme a Pietro indica il giovane Matteo, che in realtà si chiamava Levi ed era un odiato esattore delle tasse per conto dei Romani. La scena rappresenta il momento in cui Cristo dice “Seguimi”, e precede di un attimo quello in cui Levi, convertito, smette di contare soldi e si alza per seguirlo e diventare uno dei 12 Apostoli con il nome di Matteo.

Caravaggio a Romab. San Matteo e l’Angelo è la seconda versione di quest’opera: la prima, pur bellissima, fu considerata offensiva ed ambigua e venne rifiutata: ritraeva infatti San Matteo guidato nella scrittura del Vangelo da un Angelo molto femminile, dando l’impressione di un anziano e rozzo analfabeta plagiato da una sensuale suggeritrice. Quindi, senza mai rinunciare alla propria originalità, Caravaggio realizzò l’opera attuale in maniera ben diversa, ponendo in primo piano un San Matteo più intellettuale e consapevole del primo, che mentre scrive in perfetta autonomia viene sorpreso dall’arrivo dell’Angelo ispiratore, quasi perdendo l’equilibrio dal precario appoggio dello sgabello in bilico. L’Angelo poi è tutt’altro che femminile, sembra anzi un ragazzaccio di strada… il ribelle Caravaggio non perde mai la propria ironia. La luce dall’alto, lo sfondo scuro ed i colori caldi e forti rendono il dipinto quasi una scultura.
Per la cronaca: dopo molte peripezie la prima versione di quest’opera finì a Berlino dove nel 1945, a guerra finita, venne distrutta insieme ad altri 416 capolavori nell’incendio di una delle tre torri corazzate volute da Hitler, che dopo la resa era stata affidata all’esercito Russo.

c. Martirio di San Matteo: secondo la leggenda, San Matteo venne ucciso da un gruppo di pagani mentre diceva messa in Etiopia. Come suo solito, Caravaggio interpreta la scena in maniera anticonvenzionale, ambientandola in una chiesa col pavimento inclinato verso chi guarda; lo spettatore diventa così uno dei testimoni. Pur svolgendosi in una chiesa, il martirio è realisticamente descritto come un omicidio di strada, con un unico assassino e i passanti paralizzati o in fuga per l’orrore. Solo l’angelo, che scende ad offrire al moribondo Matteo la palma del martirio, ci riporta al titolo dell’opera.

(Ingresso libero, per gli orari vedere QUI).

A soli 300 metri da San Luigi dei Francesi, questa bellissima basilica rinascimentale, con elementi progettati da Vanvitelli e Bernini, ospita una quantità di opere d’arte di artisti come Raffaello Sanzio, Guercino e Sansovino.

Sull’altare della prima cappella a sinistra è collocata la Madonna dei Pellegrini o Madonna di Loreto, dipinta da Caravaggio a Roma tra il 1604 ed il 1605. Secondo la leggenda, chi portava a termine con vera fede e sincero pentimento un pellegrinaggio a Loreto per fare il giro in ginocchio della Santa Casa di Maria, avrebbe potuto assistere alla sua apparizione. Come suo solito, Caravaggio scandalizza ancora una volta i contemporanei con il suo grande realismo: i pellegrini inginocchiati sono dei poveri popolani sdruciti con i piedi scalzi e sporchi; Maria non è certo la classica Madonna coll’abito candido e la mantella azzurra, ma è anche lei una donna del popolo con il suo bambino, e solo due impercettibili aureole accennano alla natura soprannaturale delle due visioni. Per giunta, la modella utilizzata per la Madonna è Lena, la stessa prostituta ritratta nella Madonna dei Palafrenieri (Galleria Borghese).

(Ingresso libero, per gli orari vedere QUI).

Questa chiesa rinascimentale fu edificata per volere e con finanziamento dei cittadini romani, su disegno di Bramante, Maderno, Raffaello Sanzio e Bernini, e sorge simbolicamente al posto della tomba dell’Imperatore Nerone, il primo e più feroce persecutore dei cristiani.

Ospita sull’altare maggiore una bellissima icona bizantina, la Madonna del Popolo, e nella Cappella Chigi due meravigliose sculture del Bernini. A sinistra dell’altare maggiore troviamo la cappella Cerasi, con sull’altare l’Assunzione della Vergine di Annibale Carracci ed ai lati due celebri quadri di Caravaggio:

a. Conversione di San Paolo (Roma 1600-1601)
Con una prospettiva davvero insolita che rende lo spettatore partecipe della scena, Caravaggio mostra l’ebreo (ma cittadino romano) Saulo che, abbagliato dalla luce della visione di Cristo, è appena caduto da cavallo mentre va da Gerusalemme a Damasco per organizzare la repressione contro i cristiani. Il cavallo sta per calpestarlo, ma blocca la zampa per volere divino. Cristo parla a Saulo, che obbedendo alla chiamata divina prende il nome di Paolo e prosegue per Damasco dedicandosi alla diffusione del cristianesimo. Sempre anticonformista, Caravaggio non ritrae affatto Cristo, lasciando invece enorme spazio al cavallo; alcuni critici hanno infatti ironicamente ribattezzato questo capolavoro “La conversione del cavallo” Smiley.

b. Crocifissione di San Pietro (Roma 1600-1601)
Opera che trovo meravigliosa, tra le più realistiche dipinte da Caravaggio a Roma.
San Pietro, catturato dai Romani durante l’impero di Nerone, viene condannato a morte; in segno di rispetto per Gesù, chiede però di essere crocifisso a testa in giù. I carnefici che lo hanno inchiodato alla croce che stanno innalzando non sono rappresentati come spietati militari, ma come semplici operai che eseguono gli ordini con fatica. La tipica illuminazione caravaggesca mette in risalto notevoli dettagli: osservate le venature del legno della croce, i dettagli delle muscolature, il piede sporco del personaggio che sostiene da sotto il primo Papa della storia, le rughe sulla fronte di quello che ne solleva i piedi, l’autentica fatica del terzo che lo solleva con la fune e la grande sofferenza negli occhi di Pietro. Pietà e poesia!

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Caravaggio in Rome